COMUNICATO STAMPA - Codice identificativo per gli appartamenti turistici: il Governo contro la legge di Regione Lombardia

L’esecutivo ha impugnato il provvedimento di fronte alla Corte Costituzionale.

Federalberghi Varese: “Così non si fa il bene di consumatori e operatori onesti”:

Varese – «Così non si tutelano i consumatori e neppure gli operatori onesti»; queste le parole di Frederick Venturi, presidente di Federalberghi Varese di fronte alla decisione del Governo di impugnare, davanti alla Corte Costituzionale, la legge con la quale Regione Lombardia aveva istituito il codice identificativo di riferimento da assegnare a case ed appartamenti per vacanze. Un provvedimento che era stato accolto positivamente dagli operatori del settore alberghiero per la sua capacità di mettere un freno al fenomeno del sommerso legato all’uso turistico delle abitazioni private, che ha assunto in questi ultimi anni dimensioni sempre più ragguardevoli, sulla spinta dei portali on line.

«Il provvedimento impugnato – spiega Venturi – va nella direzione di contrastare fenomeni di abusivismo, garantendo inoltre equità fiscale, concorrenza leale e maggiori tutele anche in materia di pubblica sicurezza. Perciò non si spiega questa presa di posizione dell’esecutivo». Attraverso il codice identificativo, infatti, si sarebbero costrette tante realtà “in nero” ad uscire allo scoperto.

Dal canto loro gli albergatori del Varesotto, lo scorso anno a settembre, avevano messo nero su bianco i numeri del fenomeno del sommerso grazie ad una ricerca dalla quale è emerso che gli alloggi che Airbnb metteva a disposizione nella provincia di Varese sono più di 1.400, contro le 155 strutture alberghiere e le poco più di 300 strutture extralberghiere. «Alcune caratteristiche di questi alloggi posti in locazione su Airbnb – spiega Venturi - fanno sospettare che, per una quota non del tutto marginale si tratti di strutture gestite da privati che, grazie al web, hanno avviato delle vere e proprie attività economiche che restano però nel sommerso».  E proprio con il codice identificativo per le autorità preposte ai controlli sarebbe stato più semplice e immediato fare controlli e sanzionare i comportamenti scorretti.

«Da anni - afferma ancora Venturi - la nostra organizzazione si sta battendo contro il fenomeno del sommerso turistico che distorce la concorrenza, crea situazioni di lavoro nero, indebolisce l’indotto, provoca minori introiti all’erario e, non da ultimo, aumenta l’insicurezza per i cittadini dal momento che la permanenza di persone negli alloggi così gestiti sfugge a qualsiasi controllo». Si tratta di aspetti che rappresentano una spina nel fianco per chi opera onestamente e alla luce del sole pagando imposte e facendosi carico di numerosi adempimenti amministrativi e burocratici. «Non si capisce perché lo Stato debba tollerare che esistano zone d’ombra che sfuggono a queste regole, come succede per i portali on line».

«Ora – conclude Venturi – non possiamo che auspicare che il giudizio della Corte Costituzionale vada nella direzione della tutela di un interesse generale che è quello di garantire trasparenza, equità fiscale e tutela della sicurezza».

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