MALPENSA: FINO AD ORA A VOLARE (VIA) SONO STATI SOLO GLI INVESTIMENTI

Varese – E’ un dato che fa riflettere quello che emerge dal confronto tra il 2000 e il 2015 in fatto di offerta alberghiera attorno allo scalo di Malpensa. In 15 anni a volare letteralmente via sono stati gli investimenti fatti dagli operatori privati che hanno creduto nella realizzazione di quello che doveva essere l’hub della Brughiera.

Secondo i numeri, le strutture alberghiere presenti in un raggio di 10 chilometri dal sedime aeroportuale nel 2000 (dopo due anni dall’inaugurazione dello scalo), erano 21 per un totale di 578 camere e 1082 posti letto. Numeri considerati insufficienti per rispondere alla domanda che sarebbe arrivata, viste le premesse con cui lo scalo era nato.

Nel 2015 le strutture presenti erano salite a 35 (con una crescita concentrata tra quelle a 4 e 3 stelle) per 2648 camere e 5260 posti letto. Dietro a queste cifre ci sono gli investimenti di imprenditori che hanno dato vita a progetti di crescita con una ricaduta economica e occupazionale sul territorio.

«Gli investimenti – dice il presidente di Federalberghi Varese, Guido Brovelli – sono stati fatti con precise premesse di sviluppo dello scalo. Negli anni passati ci hanno raccontato che c’erano problemi di collegamenti da e per l’aeroporto. Ora che tutte le infrastrutture sono completate non ci sono più alibi. Eppure le ultime notizie sul futuro di Malpensa non sono per nulla confortanti». Il riferimento è allo scenario che si apre dopo la bocciatura - da parte dell’Europa - del decreto Lupi. «Un decreto – spiega Brovelli . che non ci ha mai trovati d’accordo, in quanto ha favorito lo spostamento dei voli verso Linate per tutto il periodo di Expo. Ora però, con la sua cancellazione, gli scenari che si aprono potrebbero anche essere peggiori». Dal de-hubbing di Alitalia ad oggi lo scenario è andato peggiorando sempre più per Malpensa. Ciò non ha comunque impedito che soldi pubblici fossero spesi per completare le infrastrutture di collegamento, viario e ferroviario, con un esborso considerevole di fondi pubblici. Tra i più recenti esborsi si possono citare i 30 milioni di euro spesi per collegare i due terminal con l'alta velocità. «Si tratta di segnali a dir poco ambigui – sostiene Brovelli –: da una parte si investono fondi pubblici e dall’altra si decide per decreto di depotenziare lo scalo».

Expo? Un evento eccezionale non basta a cambiare le sorti

Di fronte a questo scenario anche i dati positivi relativi al 2015 non bastano: il trend registrato durante lo scorso anno, infatti, evidenzia come le performance siano state condizionate da un evento eccezionale come Expo. A fronte di ciò già nei mesi di dicembre e gennaio gli albergatori della zona segnalano il ritorno a una situazione preoccupante anche per la mancanza di certezze sul futuro. Emblematico il fatto che alcune strutture abbiano chiesto, nuovamente, l’attivazione degli ammortizzatori sociali per salvaguardare i livelli occupazionali.

In altre parole, i numeri registrati durante Expo dimostrano come Malpensa abbia tutte le carte in regola per essere punto di riferimento per il traffico che ruota attorno a Milano. L’occupazione delle camere, nonostante la penalizzazione portata dal decreto Lupi, nei mesi di settembre e ottobre ha superato il 90% garantendo – nel solo mese di ottobre - una redditività del 54% superiore rispetto a quella raggiunta nello stesso periodo 12 mesi prima. Anche a giugno, luglio e agosto l’occupazione si è mantenuta al di sopra del 70% e la redditività delle camere nel 2015 – forte dei risultati raggiunti durante l’esposizione universale – è aumentata di 16 punti percentuali.

«Sono risultati interessanti – commenta Brovelli – che però non bastano in una situazione in cui, comunque, l’offerta è chiaramente sovra dimensionata rispetto al depotenziamento dello scalo. Malpensa era nata con ben altre prospettive. Dopo il completamento delle infrastrutture di collegamento all’aeroporto non ci sono più scuse. Gli investimenti privati e pubblici devono essere messi a frutto per il bene del territorio».

Brovelli auspica quindi che il provvedimento del Ministero sia frutto di valutazioni economiche e non di logiche estranee al mercato. Serve stabilità e certezza delle regole per garantire sia lo sviluppo di questa importante infrastruttura, che per favorire nuovi investimenti e consolidare quelli fatti.

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